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    La parola elettrosmog si riferisce a tutte le radiazioni elettromagnetiche artificiali presenti nell’ambiente circostante.

    Questa definizione evidenzia un concetto basilare, nascosto dentro la parola “artificiale”.

    Le radiazioni di cui parliamo si riferiscono a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici che non sono attribuibili ad attività del fondo terrestre o ad eventi naturali.

    Per semplificare il concetto puoi provare a pensare a un fulmine, quando arriva nell’atmosfera la sua forza genera un campo elettrico totalmente naturale.

    inquinamento elettromagnetico

    Cos’è l’inquinamento elettromagnetico?

    L’uomo vive immerso all’interno di onde elettromagnetiche che ovviamente non sono tutte uguali.

    Alcune sono più pericolose perché variano due parametri fondamentali: la lunghezza e la frequenza.

    Questo ci permette di arrivare al concetto chiave nella definizione di elettrosmog, che tecnicamente indica l’inquinamento provocato dalle radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti.

    Questo tipo di onde ha una frequenza compresa tra 0 Hz e la frequenza della radiazione visibile.

     

    Ma cosa vuol dire tradotto in termini pratici?

    Viviamo in un mondo dominato dai campi elettromagnetici e dall’elettrosmog.

     

    Sono invisibili eppure sono ovunque.

    L’elettricità di rete, la tecnologia wireless, i comuni cellulari, i cordless e addirittura i baby monitor con i quali controlliamo i nostri figli.

    Semplificando al massimo potremmo dire che l’inquinamento elettromagnetico è un effetto indesiderato che si verifica con qualsiasi dispositivo e cavo elettrico ed elettronico.

    Guardi la tv, ascolti la radio, navighi in rete.

    Queste azioni che fanno parte della tua quotidianità generano una serie di campi magnetici in casa che possono avere delle ripercussioni sulla salute umana.


    La presenza di questi campi elettromagnetici spesso non puoi evitarla, basti pensare alla necessità di essere sottoposto a una TAC.

    La tomografia assiale computerizzata genera radiazioni elettromagnetiche, ma è assolutamente necessaria per tutelare la tua salute.

    Altre volte invece tali campi elettromagnetici sono del tutto inutili e dannosi e potrebbero essere semplicemente limitati oppure eliminati del tutto.

     


    Siamo di fronte a una vera emergenza?

    Secondo l’American Academy of Environmental Medicine, “la sensibilità alle radiazioni elettromagnetiche è il problema di salute emergente del ventunesimo secolo.

    È indispensabile che i professionisti della salute, i governi, le scuole e i genitori siano informati sui rischi.

    La posta in gioco è la salute umana”.

     

    Da qualche anno gli scienziati indagano sulla possibile correlazione tra alcune patologie e l’elettrosmog.

    Anche se ancora non sono noti tutti gli effetti sulla salute umana, in molti casi è stato dimostrato, dati alla mano, lo stretto legame che intercorre tra inquinamento elettromagnetico e determinati disturbi.

    Quali sono le cause dell’inquinamento elettromagnetico all’interno della casa e sul posto di lavoro?

    Le sorgenti dell’inquinamento elettromagnetico sono ovunque.

    Il phon, il microonde, le radiosveglie, il WiFi, i condizionatori, i pc e le stampanti: non c’è che l’imbarazzo della scelta.

     

    In realtà devi sapere che l’elettrosmog casalingo può dipendere da due fattori ben precisi.

    • Il primo, come abbiamo visto, è di natura interna o endogena ed è correlato al fatto che l’impianto e gli apparecchi elettrici non sono adeguatamente schermati.
    • Il secondo fattore invece è di natura esterna. La tua casa può trovarsi al centro di un campo elettromagnetico se vicino alla tua abitazione sono posizionati ripetitori telefonici e radiotelevisivi, stazioni di alimentazioni elettriche per ferrovie, linee elettriche di alta tensione e impianti radar.

     

    Ovviamente non dobbiamo cadere in facili, quanto inutili allarmismi.

    Ogni apparecchio casalingo emette radiazioni al di sotto del consentito.

    Il problema è la somma di tutti i campi elettromagnetici.

     

    In campo lavorativo l’inquinamento è molto più insidioso, quasi subdolo.

    In ufficio hai la stampante, il pc, la fotocopiatrice, i gruppi di continuità. Il problema risiede nel fatto che l’elettrosmog, a differenza di altri tipi di inquinamento, è pressoché invisibile, non ha colore, odore, il rischio è quello di essere esposti ad alti livelli di radiazioni in modo del tutto inconsapevole.

     

    Questa affermazione è vera tra le pareti domestiche, ma lo è ancor più in ambito lavorativo.

    Gli ambienti come gli uffici dovrebbero essere costantemente monitorati, non soltanto in merito all’elettrosmog, ma anche alla compatibilità elettromagnetica dei singoli apparecchi tra loro.

    Ogni singolo dispositivo infatti emette delle onde proprie, ma queste onde possono andare a interferire con quelle di un altro, creando così i presupposti per un ambiente davvero poco salubre.

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    Le sorgenti elettromagnetiche che inquinano si dividono in due grandi categorie:

    - fonti a bassa frequenza
    In questo gruppo sono compresi tutti gli apparecchi elettrici e tutti i tutti i sistemi di trasmissione dell’energia elettrica a frequenza industriale.


    - fonti ad alta frequenza
    Fonti ad alta frequenza sono cellulari e ripetitori radio televisivi.

     

    Come puoi ben capire, il rischio sul posto di lavoro è triplicato rispetto all’ambiente domestico perché è facile trovare sorgenti che appartengono a entrambi i gruppi.

    Le principali fonti di elettrosmog, infatti, sono le apparecchiature biomediche, i campi elettrici e magnetici statici come, ad esempio, la Risonanza Magnetica Nucleare.

    Le fonti non finiscono qui perché sono nascoste nei sistemi antitaccheggio e nei varchi magnetici, nei sistemi di identificazione a radiofrequenza o ancora negli apparecchi per le telecomunicazioni.


    Non deve stupire quindi il fatto che le Asl del nostro Paese sempre più spesso sottopongono gli ambienti lavorativi a un ferreo controllo con il fine di verificare che la salute del lavoratore non sia in pericolo.

    Da questo punto di vista è fondamentale conoscere la durata e l’intensità dell’inquinamento elettromagnetico per valutare l’entità del rischio e mettere in atto una serie di attività volte alla protezione dei lavoratori.

    Inquinamento elettromagnetico: effetti sulla salute

    elettrosmogÈ arrivato il momento di fare un po’ di chiarezza.

    Nel 2001 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato i campi elettromagnetici in “cancerogeni di gruppo 2b” ovvero come sospetti agenti cancerogeni.

    I ricercatori non sono riusciti a dimostrare la diretta corrispondenza tra tumori ed elettrosmog.

     

    È vero, le radiazioni alle quali siamo sottoposti penetrano nel nostro organismo provocando un riscaldamento dei tessuti, ma i livelli di radiazioni assorbiti sono talmente bassi da far diventare il riscaldamento un fenomeno irrilevante.


    Eppure, nonostante queste affermazioni, la stessa IARC ha sostenuto che comunque c’è uno stretto legame tra la diffusione di alcuni tipi di tumore e l’elettrosmog.

    In parole povere, la scienza ci parla semplicemente di effetti biologici, ovvero di una serie di stimoli nei confronti del nostro organismo che possono essere positivi o negativi.

    Quando sono negativi la risposta del nostro fisico può tradursi in un danno irreversibile.

     


    La vita di tutti i giorni quali sono i rischi che corri?

    Il disturbo da campo elettromagnetico è un malessere generale che si manifesta con palpitazioni, capogiri e vertigini.

    Ti senti ansioso, hai mal di testa ricorrenti e ti rendi conto che la vista, l’olfatto e l’udito non sono più quelli di un tempo.

    Questa serie di disturbi rientrano nella ipersensibilità ai campi elettromagnetici, una patologia che colpisce oltre il 5% della popolazione mondiale.

    La prova del nove?

    Allontanati, isolati dalle principali fonti elettromagnetiche. I disturbi dovrebbero svanire abbastanza rapidamente.

     

    Le categorie più deboli sono i bambini e gli adolescenti.

    I bambini che utilizzano troppo spesso il telefono cellulare o tablet, potrebbero sviluppare in breve tempo disturbi dell’attenzione e della memoria, insonnia, irritabilità, ansia e depressione.

    Il motivo risiede nella loro specifica anatomia.

    Il cervello infantile mostra una maggiore conducibilità e le ossa del cranio hanno una minore consistenza rispetto a quelle degli adulti, per cui il pericolo è molto più alto.

     

    Leggi anche: Quanto tempo lasci tuo figlio davanti a tv, smartphone, tablet e videogiochi

     

     

    Abbiamo detto che esiste una correlazione indiretta tra elettrosmog e salute.

    Uno dei modi in cui i campi elettromagnetici influenzano il nostro corpo è alterando la produzione di ormoni essenziali per la funzione del nostro sistema immunitario, i ritmi circadiani e la salute generale.

     

    Alcuni scienziati svizzeri ad esempio hanno dimostrato che la presenza di elettrosmog in camera da letto provoca la riduzione del 50% di melatonina, uno degli ormoni più importanti che regolano la nostra vita.

    La melatonina è responsabile della qualità del tuo sonno, del tuo sistema immunitario e ti protegge dall’effetto dannoso dei radicali liberi.

    Elettrosmog: come difendersi

    Ricapitolando sappiamo che l’elettrosmog è una forma di inquinamento che può provocare alcuni danni diretti e indiretti alla nostra salute.

    Mancano le evidenze scientifiche, ma le casistiche ci incoraggiano a mettere in atto una serie di misure volte a difendere noi stessi e i nostri figli.

     

    Partiamo proprio da loro, la categoria più indifesa.

    La prima cosa che devi fare è evitare di lasciargli il telefonino in mano per ore e se proprio devi farlo, mettilo almeno in modalità aereo.

    In generale sarebbe buona norma consentire l’uso ai bambini il più tardi possibile di apparecchi elettrici ed elettronici, in modo tale da ridurre il tempo di esposizione ai campi elettromagnetici.

     

    Ulteriori consigli:

    • Posiziona la sveglia ad una distanza non inferiore ai 60 centimetri dalla testa.
    • Metti i baby monitor lontano dalla culla ed evita l’utilizzo di coperte elettriche e cuscini riscaldati.
    • Se non usi gli apparecchi elettrici, staccali dalla spina, evitando così anche il famoso stand-by. In questo modo non solo risparmi, ma eviti la creazione di onde elettromagnetiche.
    • Mantieni il più possibile lontano dal corpo gli apparecchi elettrici e, se questo non è possibile come nel caso del phon, riduci i tempi di utilizzo.
    • Presta particolare attenzione al forno a microonde. Controlla spesso le guarnizioni di chiusura, lo stato dello sportello e non sostare mai di fronte all’elettrodomestico in funzione.
    • Per quanto riguarda il telefono cellulare il discorso è più complesso. Quando parli al telefono usa gli appositi auricolari, fai brevi chiamate e soprattutto usa il telefono quando le condizioni di ricezione sono ottimali.
    • Evita di telefonare quando sei sull’autobus, sulla metro o in automobile, e cerca di tenerlo il più possibile lontano dal corpo. Applica questi consigli anche per il cordless di casa, da tenere rigorosamente fuori dalla camera da letto.
    • Sostituisci il vecchio materasso a molle con uno di nuova generazione con tessuti in fibre di Carbonio. Questa particolare fibra è formulata appositamente per creare una dissipazione delle radiazioni, ti permette anche di scaricare le cariche elettrostatiche che hai accumulato durante la giornata.
    • Sempre a proposito della camera da letto, ricordati di spegnere il telefonino, di non lasciarlo in carica accanto a te sul comodino e di spegnere tutti gli altri apparecchi come la televisione.

     

    E per il Wi-Fi?

    Se non hai bisogno della connessione, spegni il modem e soprattutto non metterlo in camera da letto o in qualche stanza adiacente, in quanto le onde elettromagnetiche possono propagarsi anche attraverso le pareti.

    Non lavorare vicino al modem e non appoggiare il pc portatile sulle gambe.

    Infine, se stai scaricando un video o un file di grandi dimensioni, alzati e metti una certa distanza fisica tra te e il pc.

    L’assorbimento delle onde elettromagnetiche diminuisce all’aumentare della distanza.

    Cosa dice la legge? La normativa e i campi elettromagnetici

    La legge n. 36 del 2001 e i due decreti attuativi del 2003 sono i punti di partenza per stabilire un riferimento normativo in tema di elettrosmog.

    La disposizione prende come spunto i campi ad alta e bassa frequenza stabilendo alcuni limiti di esposizione che non devono essere superati per tutelare la salute pubblica e l’integrità del singolo individuo.

    In caso di superamento di tali limiti il legislatore ha previsto delle sanzioni amministrative che possono arrivare fino a 300.000 euro, escludendo il pagamento in forma ridotta ai sensi dell’art. 16 della legge n. 689 del 1981.

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